Non pensavo di avere un particolare talento, non avevo una materia preferita o un interesse spiccato. Certo mi piaceva fare sport, praticavo basket e amavo giocare a calcio, tennis, pallavolo, ping pong, carte, videogame, insomma qualunque cosa implicasse sfida, divertimento e stare insieme.
Un giorno un mio compagno di classe che aveva qualche tormento amoroso mi disse che gli aveva fatto piacere parlare con me, che lo ascoltavo e che era bello confrontarsi insieme.
Così decisi di iscrivermi a psicologia.
Alla fine optai per l’Università di Milano anche se inizialmente avrei preferito Padova perché la facoltà aveva una tradizione maggiore.
Milano però mi consentiva di tornare più rapidamente a Cremona per gli allenamenti e le partite di basket.
La vita universitaria all’inizio l’ho trovata difficile da sostenere. Ero abituato alla vita di una città più piccola. L’università ti richiedeva una capacità di autorganizzazione che avevo solo in parte e Milano in inverno mi sembrava grigia e i suoi abitanti freddi e distaccati. Alcune materie mi interessavano moltissimo, altre le trovavo inutili e pesantissime e faticavo a trovare una logica e una coerenza negli studi di teorie che molte volte mi sembravano addirittura contrapporsi.
Nel corso degli anni universitari ho sicuramente amato di più la città e ho sicuramente capito che avrei voluto fare clinica ma dopo la laurea ancora non avevo un filone preciso da seguire e faticavo a rispecchiarmi anche negli autori più famosi che ci venivano proposti.
Sentivo comunque che avrei dovuto imparare tantissime cose che all’Università avevo trattato poco o nulla. Dopo l’Esame di Stato mi iscrissi alla Scuola di Specializzazione in psicoterapia all’Istituto di Analisi Immaginativa di Cremona e al secondo anno iniziai la mia analisi personale.
Mi trovavo in un periodo di difficoltà. Ero insoddisfatto delle mie relazioni e faticavo a trovare la mia via nella vita. Nonostante all’inizio mi vergognassi a mettermi a nudo ho comunque avuto la fortuna di aver trovato nella mia analista una persona in grado di ascoltarmi e di guidarmi nei meandri delle mie inquietudini. Ho fatto 7 anni di analisi, di cui 5 a 2 sedute a settimana che mi hanno aiutato ad avere una buona consapevolezza dei miei stati emotivi.
L’esperienza delle mie sofferenze
mi consente di comprendere quelle dei pazienti e professionalmente nel corso del tempo ho trovato nel Dott. Antonino Ferro e nel nostro gruppo di supervisione un importante riferimento per il confronto clinico. Aiutare persone in difficoltà e vederle stare meglio è una grande soddisfazione che mi rende orgoglioso del mio percorso personale e professionale.